Gassman legge Wilcock

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Alla vita
Come nel suono colto delle migliori
parole che descrivono l’universo,
c’è un piacere così alto e diverso,
oh vita, nei tuoi rapidi colori,

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NOVITA' IN LIBRERIA

 

Finnegans Wake

Finnegans Wake

Giometti & Antonello

Il "Finnegans Wake", l'ultima e più ambiziosa opera di James Joyce, che unisce all'estrema e continua sperimentazione linguistica il tentativo di forzare da ogni lato i confini della forma romanzo, vede la luce nel 1939 dopo ben 17 anni di gestazione. "Il libro - dichiara l'autore - è il sogno del vecchio Finn che, morto, giace disteso lungo il fiume Anna Liffey e osserva la storia dell'Irlanda e del mondo - passato e futuro - scorrergli attraverso la mente come rifiuti sul fiume della vita". Il racconto di un sogno, dunque, espresso in un linguaggio tanto intraducibile che ancora oggi non è stato possibile fornirne una traduzione integrale in italiano. Negli anni '60 quel poliedrico scrittore che era J. Rodolfo Wilcock, il "poeta" Wilcock, plurilingue inventore come lo stesso Joyce, tenta di elaborare un condensato in italiano di quest'opera, una traduzione che risulta ridottissima ma completa, quasi riconducesse quella che lui intitola "La veglia di Finnegan" alla perfezione della sua forma embrionale. Nella presente edizione, l'originale di Joyce fa da contrappunto alla versione di Wilcock. Questa è preceduta da un denso saggio di Samuel Beckett, scritto su richiesta dello stesso Joyce al fine di inquadrare la sua poliforme creazione. Chiudono il volume una serie di testi (finora inediti in volume) che Wilcock, nel corso degli anni, ha dedicato alla figura di Joyce. Prefazione di Edoardo Camurri.


Commenti e recensioni

La guida di un poeta ingegnere nel labirinto di Joyce
Negli anni Sessanta il poliedrico scrittore argentino Wilcock elaborò un condensato in italiano di “quel mostro di libro” (così lo aveva definito lo stesso autore alla moglie di Svevo). Ora lo pubblica una piccola casa editrice
di Edoardo Camurri

James Joyce e il Gadda porteño
«Finnegans Wake» nella traduzione di Juan Rodolfo Wilcock
di Silvia Guidi

Finnegans Wake – James Joyce e J. Rodolfo Wilcock
La terza stanza è quella più ampia e luminosa. Si tratta della traduzione di alcune parti del libro di Joyce, frammenti scelti, tradotti e annotati da J. Rodolfo Wilcock.
di Matteo Bugliaro

 

 

La sinagoga degli iconoclasti

La sinagoga degli iconosclasti

Adelphi

«Così giunse nelle mie mani La sinagoga degli iconoclasti, in un inverno freddo e umido, e ricordo ancora il piacere enorme che le sue pagine mi diedero, e anche il conforto, in giorni nei quali tutto faceva presagire solo tristezza. Il libro di Wilcock mi restituì l'allegria, come riescono a farlo solo i capolavori della letteratura che sono al tempo stesso capolavori dello humour nero, come gli aforismi di Lichtenberg o il Tristram Shandy di Sterne ... Oggi, diciassette anni dopo, esce in seconda edizione. Se volete ridere, se volete migliorare la vostra salute, compratela, rubatela, fatevela prestare, ma leggetela».
Roberto Bolaño


Commenti e recensioni

Gli inventori deliranti
La sinagoga degli iconoclasti è uno dei migliori libri di questo secolo.
di Roberto Bolaño

 

 

I due allegri indiani

I due allegri indiani

Adelphi - Fabula

 

I due allegri indiani si potrebbe definire un «romanzo rivista», nel doppio senso della parola: 1, perché è articolato nei trenta numeri della rivista «Il Maneggio», diretta e redatta dal protagonista del romanzo stesso, che muta continuamente nome; 2, perché ogni numero di questa rivista è come un susseguirsi esilarante di sketch di avanspettacolo, il cui autore fosse però un genio della satira. Gli indiani del romanzo sono da intendere, infatti, per lo più come italiani: come scrisse Enzo Siciliano, «la babele irrefrenabile dei referti, l’insensatezza programmatica dei trenta episodi che dovrebbero comporre il romanzo, concernono il costume italiano, i vizi del vivere all’italiana». Ma attenzione: I due allegri indiani è soprattutto, per il lettore, una fonte continua di divertimento: si ride a ogni pagina, a ogni episodio, a ogni sberleffo, a ogni nuova invenzione verbale.



Commenti e recensioni

"I due allegri indiani", diario di bordo surreale e avvolgente
Fu pubblicato per la prima volta nel 1973 in due puntata sulla rivista "Il maneggio". Le trovate narrative sono visionarie e anticipano certe prodezze tipiche dei Monty Pithon
di Chiara Valerio

Wilcock Parabole argentine
Le identità multiple di Juan Rodolfo
di Francesca Lazzarato

L'opera totale
"I due Allegri indiani" di Wilcock è un romanzo in cui c'è di tutto: fatti curiosi, massime morali, storie reali e fantastiche. Un portento.
di Edoardo Camurri

Wilcock, l'eretico da top ten
Adelphi rilancia l’opera dello scrittore argentino innamorato dell’Italia (e dell’italiano). Un irregolare del Novecento a lungo dimenticato. Che merita di scalare le classifiche
di Gian Paolo Serino

Un anti-romanzo caotico sull'Italia
di Giancarlo Mancini


Una novela epistolar-amarillista
Por Diego Sasturain

 
 

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