Pensa, uomo civile, che sei l’ultimo uomo…

ma perché dovresti ormai pulirtelo,
per uno scrupolo verso i vermi?
E come il fallo cerca la vulva  assente,
la tua lingua va in cerca di un orecchio,
metti la maschera d’oro  di Agamennone
e ti guardi allo specchio, ma non ti parla,
cerchi la Sfinge, ma non ti fa domande,
leggi i giornali vecchi per ritrovare
la voce immonda della razza scomparsa,
avara, ipocrita, assassina e ladra,
ma almeno ti parlava, non come adesso,
ti mentiva, ti odiava, ti dileggiava,
ma ti parlava e a volte ti ascoltava,
rimpiangi il giudice, lo sbirro, il boia,
che erano te specchiato con la maschera,
ma quelle labbra d’oro ti parlavano,
non come le ricchezze della terra
che senza le parole sono polvere,
ceneri, cenci, sassi, carte e metalli.
Puoi fare quel che vuoi, chi è solo è morto”.

Ma quell’uomo civile che era l’ultimo
uomo rimasto sulla terra si mise
sulla faccia la maschera di Agamennone
e si sdraiò nel sepolcro a Micene
sperando che Qualcuno lo vedesse.

© 2019 J. Rodolfo Wilcock - Tutti i diritti sono riservati.

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