Il tempio etrusco, di J. Rodolfo Wilcock

Libri in italiano

Il libro dei mostri, di J. Rodolfo Wilcock
Adelphi, Milano 2019
Adelphi, Milano 2017
Adelphi, Milano 2014
Adelphi, Milano 2010

Risvolto

Il Consiglio Comunale decide la costruzione di un tempio etrusco a scopo spartitraffico nella piazza delle Conchiglie. Fa caldo: i consiglieri bramano il mare e i monti e non creano particolari problemi. Si cerca manodopera etrusca originale, ma. a quanto pare, in giro non se ne trova. Atanassim ha un'idea ritenuta geniale: contrabbanda per etruschi tre negri incolpevoli, raccattati, famelici, nei boschi. Viene nominato capomastro. Lo sguardo socchiuso - e gli sarà fatale -intravvede per sé. prospettive di gloria immortale. L'inizio è un innocuo scavo: una buca. Poi. grazie più che altro alla collaborazione dei giocondi negri-etruschi, la buca si allarga, si allarga, sprofonda, diventa un cratere minaccioso e. crollo dopo crollo, sconquassa la città. La partenza di questo viaggio all'inferno – o, più semplicemente, al centro della terra - è piuttosto affollata: vecchie prostitute romantiche bilanciate da mamme apprensive, calorose verginelle spietatamente decapitate, l'innocente ragazzo di nome Nitru. i sotterranei (che sono un popolo), esperti maghi, la vogliosa maestra Longovisa... La bizzarra impalcatura alla rovescia de Il tempio etrusco - che Wilcock ha descritto con una perfezione linguistica che sa di sfida - non è soltanto una satira feroce, che prende a pretesto un gioco assurdo, e muove di continuo al sorriso (sorriso che diventa magari un po' perplesso, ma non perciò si arresta, quando ci si accorge che le parole e i gesti assurdi di questo gioco ripetono molto da vicino la realtà): non è soltanto un tentativo di ricondurre il racconto alla sua forma più semplice e quindi più difficile: la narrazione vivace e coerente di fatti significativi: è soprattutto, è in fondo, nelle parole stesse dell'autore, «un'allegoria involontaria della difficoltà, anzi dell'impossibilità di creare, oggi, mentre tutto ci crolla intorno e nessuno si cura di salvare il proprio salvabile».