
Le stéréoscope des solitaires
L'ingegnere
L'Editore
Risvolto
Un ingegnere neolaureato, cannibale e poeta, impiegato nei lavori della Ferrovia Transandina, scrive, dai cantieri sulle montagne, alla nonna rimasta in citta. Lei lo capisce, gli vuoi bene e, soprattutto, sa come spedirgli gli oggetti che renderanno confortevole la sua lunga permanenza; alcuni dei quali inconsueti, perché il giovane ingegnere è, bisogna ammetterlo, leggermente inconsueto egli stesso. Perché, per esempio, si sbava di notte e preferisce dormire sopra un telo impermeabile, sotto il letto? Perché, per i suoi solitari pranzi delle grandi occasioni, predilige i bambini teneri al forno, dai tre ai sei anni? Non è, si direbbe, del tutto normale.
Mentre sulle Ande le stagioni si rinnovano e dalla neve sgorgano impetuosi ruscelli, nascono grandi fiori neri e poi piccoli fiori gialli e di nuovo torna l'inverno, l'ingegnere sistema stufe e scaffali, è respinto e attirato dall'immensa città lontana, decide partenze e le rimanda e intanto si va costruendo intorno una ben riparata muraglia di dubbi di disapprovazione, talvolta incrinata o comunque resa ambigua da ombre fugaci di genitori di bambini mangiati, quello di Natale, quello di Pasqua...
Il romanzo di Wilcock è un'allegoria molto tenue e poetica dei piaceri della solitudine e della diversità. Fuori della porta delle sue capanne prefabbricate, nelle notti ghiacciate e piene di stelle delle Ande. l'ingegnere ventiquattrenne ripensa alle soddisfazioni lontane della vita civile, forse sospira, ma le sue capacità di vivere e di godere sono ancora intatte, bambini ne nascono tanti, i genitori sono cosi distratti... E il paesaggio stupendo giustifica qualche provvisorio sacrificio.



